Dott. Sandro Mangano

Il nuovo reato di Femminicidio: perché dare un nome al male è il primo passo per curare la società

17-12-2025 12:38

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Il nuovo reato di Femminicidio: perché dare un nome al male è il primo passo per curare la società

Da oggi, 17 dicembre 2025, l'Italia non ha solo una nuova legge.

Da oggi, 17 dicembre 2025, l'Italia non ha solo una nuova legge. Ha, finalmente, un vocabolario giuridico che riconosce una realtà psicologica profonda: il femminicidio è ufficialmente un reato autonomo (Art. 577-bis c.p.).

 

Ma cosa cambia davvero per chi si occupa di mente, relazioni e dinamiche di potere? Come psicologi, sappiamo che le leggi arrivano spesso a "fermare il braccio" quando la psiche ha già fallito. Eppure, questa riforma ha un valore simbolico e clinico che non possiamo ignorare.

 

La psicologia del dominio entra nel Codice Penale

Per anni abbiamo assistito a narrazioni distorte: "raptus", "delitti d'amore", "gelosia accecante". Termini che, dal punto di vista psicologico, sono spesso fuorvianti. Il nuovo reato sposta il focus sull'intenzionalità del dominio.

La legge n. 181/2024 punisce l'uccisione di una donna quando avviene come atto di controllo, possesso o prevaricazione. Qui il legislatore ha fatto un passo nel campo della psicologia relazionale, riconoscendo che il femminicidio non è un evento isolato, ma l'atto finale di un continuum di violenza psicologica, economica e narcisistica.

 

Il rifiuto: la ferita narcisistica che diventa violenza

Uno dei punti cardine della nuova norma riguarda il rifiuto della donna di mantenere o iniziare una relazione. Nella clinica, osserviamo spesso come il "no" della vittima venga percepito dal carnefice non come l'esercizio di una libertà, ma come una ferita narcisistica insopportabile. Per l'uomo abusante, l'altro non esiste come soggetto autonomo, ma come oggetto funzionale alla propria identità. Quando l'oggetto si sottrae, l'unica soluzione percepita per ristabilire l'ordine è la sua distruzione.

Oggi, il Codice Penale riconosce questa dinamica come un crimine specifico, punibile con l'ergastolo.

 

Oltre la pena: la protezione del trauma

L'aspetto più "umano" della riforma riguarda la gestione del trauma. La legge introduce:

Irrevocabilità della querela: Un passaggio fondamentale per proteggere la vittima dal ciclo della sottomissione psicologica e dalle pressioni del partner.

Tutela per gli orfani: Un riconoscimento del trauma transgenerazionale. Sostenere psicologicamente i figli delle vittime significa provare a spezzare la catena della violenza che spesso si tramanda di padre in figlio.

 

Perché parlarne su un blog di psicologia?

Come professionisti della salute mentale su sandromangano.it, il nostro compito non è solo la terapia, ma la psicoeducazione. Questa legge ci dice che la cultura del possesso non è più "privata", ma è un allarme sociale.

 

Il femminicidio non nasce dal nulla: nasce nel silenzio di una manipolazione, cresce nell'isolamento sociale e si nutre della mancanza di confini sani. Dare un nome al reato significa togliere l'alibi del "troppo amore" e restituire dignità alla libertà individuale.

 

La legge può punire il colpevole, ma è la psicologia che deve prevenire il gesto. Riconoscere oggi il femminicidio come reato autonomo è un invito a tutti noi a non abbassare la guardia sulle dinamiche di controllo nelle relazioni tossiche.

 

Se senti di vivere una relazione basata sul controllo o se hai bisogno di un supporto per elaborare dinamiche di dipendenza affettiva, non aspettare. Chiedere aiuto è l'atto di libertà più grande che puoi compiere.

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Dott. Sandro Mangano

Psicologo Catania

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Albo Psicologi Sicilia n. 12934-A

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