La tempesta fuori e dentro di noi
Mentre la Sicilia e diverse regioni italiane affrontano ore critiche a causa dell'allerta meteo rossa, il rischio non è solo legato ai danni strutturali o ai disagi materiali, ma anche e soprattutto all’impatto emotivo che il maltempo ha sulle persone. Le strade vuote, le attività sospese, il rumore continuo della pioggia e del vento creano un clima che può amplificare solitudini già presenti e risvegliare paure profonde. In questi momenti, l’isolamento non è solo fisico, ma anche psicologico.
Per questo motivo ho deciso di mettere in campo un’iniziativa concreta e immediata: 15 minuti di ascolto telefonico gratuito per chiunque stia vivendo momenti di forte ansia, paura o sconforto a causa dell'emergenza meteo. Un piccolo gesto che può fare una grande differenza, perché anche pochi minuti di ascolto autentico possono aiutare a sentirsi meno soli e a ritrovare un minimo di stabilità emotiva.
Un’iniziativa che ha mobilitato la solidarietà
Sono profondamente colpito dall’attenzione che la stampa ha riservato a questa iniziativa. Diverse testate giornalistiche hanno raccontato questa esperienza, contribuendo a diffondere il messaggio che nessuno deve affrontare la tempesta da solo e che una “voce amica” è davvero a disposizione:
- La Sicilia: Sicilia inginocchiata dal maltempo, lo psicologo offre 15 minuti di ascolto telefonico per chi è solo
- La Sicilia 24 Ore: La Sicilia sotto la tempesta riscopre la sua forza più grande: la solidarietà
- 95047.it: Allerta meteo e isolamento, lo psicologo apre una linea di ascolto gratuito: 15 minuti contro ansia e solitudine
- Free Press Online: Ansia da allerta meteo, psicologo attiva ascolto telefonico gratuito
Questa risonanza mediatica non è un traguardo personale, ma uno strumento utile per raggiungere più persone possibili, soprattutto chi vive in condizioni di fragilità, chi è anziano, chi è lontano dalla propria famiglia o chi si trova a gestire la paura in silenzio.
Il telefono come ancora di salvezza: le vostre storie
Le decine di telefonate ricevute in queste ore raccontano una Sicilia fatta di volti, voci e storie vere. Ho parlato con anziani rimasti isolati nelle loro case, con genitori preoccupati per i figli, con persone che non dormivano da ore per l’ansia, con giovani sopraffatti dall’incertezza del futuro.
Ogni voce portava con sé un pezzo di umanità. Sentirsi dire: “Ho trovato un Angelo in un momento di vero sconforto, lo ricorderò sempre”, oppure ricevere messaggi che sottolineano la mia presenza anche online, mi conferma che la psicologia deve uscire dagli studi e farsi presenza attiva sul territorio, soprattutto nei momenti di emergenza.
In 15 minuti non si risolvono problemi complessi e non si costruiscono percorsi terapeutici strutturati, ma si può offrire qualcosa di fondamentale: uno spazio sicuro in cui essere ascoltati senza giudizio, in cui poter piangere, sfogarsi, respirare.
1. La signora del quinto piano e il peso della responsabilità
È stata una delle prime chiamate. Una voce sottile, quasi un sussurro tra il rumore del vento. Mi ha detto: "Dottore, sono al quinto piano, mio marito non cammina e io non so se avrò la forza di aiutarlo se dobbiamo scappare". In quella domanda non c’era solo paura del meteo, ma il peso immenso di una vita spesa a proteggere l’altro. Abbiamo respirato insieme, mettendo in ordine i pensieri finché il panico non ha lasciato il posto alla lucidità.
2. La solitudine che "urla" più del vento
Una chiamata durata poco, ma intensissima. Un anziano solo, in una casa troppo grande e silenziosa. Non voleva consigli tecnici, voleva solo sapere che dall'altra parte ci fosse qualcuno. Mi ha parlato dei suoi ricordi, delle tempeste passate. Alla fine della telefonata, il suo tono era cambiato. "Dottore, il vento fuori urla ancora, ma qui dentro ora c'è meno silenzio".
3. Il giovane padre che non voleva spaventare i figli
Mi ha chiamato di nascosto, per non farsi sentire dai bambini. "Dottore, ho il cuore a mille ma devo far finta che sia un gioco". Abbiamo lavorato su come canalizzare quell'ansia prestazionale. Mi ha commosso la sua dignità: proteggere l'infanzia dei figli a discapito della propria calma. Un eroe quotidiano nel mezzo di un'allerta rossa.
4. La ragazza bloccata dal "si dice che..."
Vittima dei messaggi allarmistici che giravano sui social. Era convinta che il peggio dovesse ancora arrivare, paralizzata davanti allo schermo del telefono. Abbiamo spento insieme le notifiche "virtuali" per riaccendere i sensi reali. "Dottore, mi sentivo in una bolla di terrore, ora vedo che è solo pioggia". Riportare le persone alla realtà è il primo passo della guarigione.
5. Quell' "Avaia" che nascondeva un pianto
Una chiamata iniziata con una battuta, quasi a voler minimizzare: "Dottore, avaia, forse sto esagerando a chiamarla". Ma dopo tre minuti, quel tono spavaldo è crollato in un pianto liberatorio. Era la stanchezza di chi deve sempre dimostrarsi forte e non ce la faceva più. È stato il pianto più bello della giornata: quello che pulisce l'anima e permette di ricominciare.
6. Il grazie di chi non si aspettava nulla
L'ultima chiamata della sera. Una persona che aveva letto l'articolo su On Post o La Sicilia. Non aveva una crisi acuta, voleva solo ringraziarmi. "Sapere che lei è lì, che il telefono è acceso, mi fa dormire più tranquilla". A volte la terapia non è solo parlare, è sapere che esiste un porto sicuro dove poter approdare in caso di tempesta.
Questo basta per riprendere fiato e ritrovare la forza di andare avanti.
Consigli pratici per gestire l'ansia da Allerta Meteo
Mentre aspettiamo che la tempesta passi, ecco tre piccoli ma importanti accorgimenti per proteggere la vostra salute mentale:
- Limita l'esposizione alle notizie: Restare informati è importante, ma farlo in modo ossessivo aumenta solo la paura. Scegli canali ufficiali e controllali una o due volte al giorno. Evita il “doomscrolling” sui social, fatto di video drammatici e notizie non verificate.
- Rimani in contatto: Anche se non puoi uscire, non isolarti emotivamente. Chiama un amico, un familiare, un vicino. La voce umana ha un potere calmante immediato e ci ricorda che facciamo parte di una rete.
- Ancorati al presente: Quando senti salire il panico, riporta l’attenzione a ciò che puoi controllare: il respiro lento e profondo, un’attività manuale, una bevanda calda, la cura della casa. Ricorda che ogni allerta ha un inizio e una fine.
La mia porta resta aperta
L’autorevolezza che la stampa mi riconosce oggi è una responsabilità che sento profondamente. Ogni articolo, ogni messaggio, ogni telefonata è un impegno a esserci davvero, con serietà e umanità.
Questa esperienza mi ha ricordato quanto sia importante esserci nei momenti difficili, con professionalità ma soprattutto con umanità. Il lavoro psicologico significa anche gestione di crisi, saper aiutare ed essere presenti nei momenti di ansia e di forte fragilità emotiva.

