Dott. Sandro Mangano

Ritrovare la luce: una storia vera per la Giornata contro il Bullismo e il Cyberbullismo

07-02-2026 09:30

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Ritrovare la luce: una storia vera per la Giornata contro il Bullismo e il Cyberbullismo

In occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, voglio fermarmi un momento e parlare.

In occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, voglio fermarmi un momento e parlare non solo di un fenomeno sociale, ma delle persone che lo vivono sulla propria pelle. Dietro le statistiche, dietro le campagne di sensibilizzazione, dietro le parole che spesso leggiamo sui giornali, ci sono volti, storie e silenzi che chiedono di essere ascoltati. Una di queste storie è quella di Marco, un nome di fantasia che protegge l’identità di un ragazzo reale, la cui esperienza rappresenta purtroppo quella di molti.

 

Marco era un ragazzo solare, pieno di sogni e con un sorriso contagioso. Amava il calcio, la musica e stare con gli amici. Era uno di quei ragazzi che, almeno all’apparenza, sembrano attraversare l’adolescenza con leggerezza. Poi, quasi senza che nessuno se ne accorgesse davvero, qualcosa è cambiato. Le sue risate si sono fatte più rare, il suo sguardo ha perso quella luce che lo rendeva così riconoscibile. Le mattine prima di andare a scuola sono diventate pesanti, cariche di ansia, e le notti si sono riempite di pensieri che non gli davano tregua.

 

Marco era vittima di bullismo, un bullismo silenzioso, fatto più di parole che di gesti, più di sguardi che di spinte. Ogni giorno doveva fare i conti con frasi taglienti come lame, con l’esclusione, con la sensazione costante di non essere mai nel posto giusto. Non c’erano lividi sul suo corpo, ma dentro di sé sentiva di andare in pezzi. Ed è proprio questo uno degli aspetti più insidiosi del bullismo e del cyberbullismo: spesso non lasciano segni visibili, ma scavano ferite profonde nell’autostima, nella fiducia in se stessi e nel modo in cui una persona guarda il mondo.

 

Marco aveva provato a parlare, ma la paura di non essere capito, la vergogna e il timore di peggiorare le cose lo avevano bloccato. Così si è chiuso sempre di più, ha smesso di raccontare ciò che provava e, lentamente, ha iniziato a credere che forse il problema fosse lui. Questo è uno degli effetti più dolorosi del bullismo: porta chi lo subisce a interiorizzare la colpa, a pensare di meritare quello che sta vivendo, a convincersi di non valere abbastanza. In quel silenzio, la sua luce si è affievolita giorno dopo giorno.

 

Raccontare storie come quella di Marco è il motivo per cui esiste la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, che in Italia si celebra ogni anno il 7 febbraio. Questa ricorrenza è stata istituita nel 2017 dal Ministero dell’Istruzione con l’obiettivo di accendere i riflettori su un problema che non riguarda solo la scuola, ma tutta la società. Non si tratta semplicemente di una data simbolica, ma di un invito a fermarsi, riflettere e assumersi una responsabilità collettiva: quella di costruire contesti più sicuri, più attenti e più umani per i nostri ragazzi.

 

Negli ultimi anni, con la diffusione dei social network e delle piattaforme digitali, il bullismo ha trovato nuove forme e nuovi spazi. Il cyberbullismo può colpire in qualsiasi momento, entrare nelle case, nelle stanze, perfino nei momenti che dovrebbero essere di riposo e protezione. Questo rende l’esperienza ancora più pervasiva e difficile da sopportare, perché la vittima può avere la sensazione di non avere mai davvero un luogo sicuro in cui rifugiarsi.

 

Eppure, anche dentro storie così dolorose, esiste uno spazio per la speranza. La speranza nasce quando qualcuno si accorge che qualcosa non va, quando un silenzio viene ascoltato, quando uno sguardo spento non viene ignorato. Come psicologo, vedo ogni giorno quanto sia importante creare luoghi in cui i ragazzi possano sentirsi accolti, creduti e compresi. Rompere il muro del silenzio è spesso il primo passo per ricominciare a respirare.

 

La storia di Marco non è solo il racconto di una sofferenza, ma anche un richiamo alla responsabilità di tutti noi: genitori, insegnanti, educatori, amici e adulti di riferimento. Nessuno dovrebbe affrontare queste battaglie da solo. Proteggere i giovani significa esserci, significa prendere sul serio i loro segnali, significa non minimizzare ciò che provano. Significa, soprattutto, ricordare che dietro ogni ragazzo che soffre c’è una persona che ha diritto di sentirsi al sicuro, rispettata e vista.

 

Se questa giornata serve a qualcosa, è proprio a questo: a ricordarci che il bullismo non è “una fase” da superare da soli, ma un problema reale che richiede attenzione, ascolto e intervento. E che, insieme, come comunità, possiamo davvero aiutare tanti “Marco” a ritrovare la loro luce.

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Dott. Sandro Mangano

Psicologo Catania

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Albo Psicologi Sicilia n. 12934-A

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